Agrigento Torre Castello di Montechiaro

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Torre Castello di Montechiaro

Ubicazione Sulla costa, in territorio di Palma di Montechiaro che da esso prende nome. Posizione Dominante un vasto panorama di spiagge, sopra una collina calcarea a 132 metri a strapiombo sul mare. Riunisce le funzioni di torre di vedetta e castello per il piccolo Caricatore (sic. scaru) che si avvaleva del riparo della caletta chiusa dalla Punta dello Scaro. Corrispondenze Punta Bianca a ponente e torre S. Carlo a levante. Probabilmente era collegato otticamente con il castello di Naro. Dalla Descrizione .. del Camilliani traiamo: <> Tipologia costruttiva Una alta torre quadrangolare irregolare costituisce il primo nucleo del fortilizio posto su un colle dalle pareti scoscese. Accresciuto nel Trecento per ospitare la cappella ed i magazzini di frumento, quando si iniziò ad utilizzare il piccolo scalo per il contrabbando dei frumenti. Infatti chi esportava dal Regio Caricatore di Girgenti doveva pagare lo jus exture, cioè il diritto di Tratta al Regio Fisco, ovvero una tassa doganale. I Chiaramonti utilizzavano gli scari alternativi di Siculiana e Montechiaro. La torre ha due elevazioni con volta a crociera. I muri esterni presentano il classico apparechio mediovale di filari orizzontali. Accanto all'ingresso della cappella uno stemma attribuibile ai Montechiaro. Storia Dagli storici viene attribuito a Federico II Chiaramonti, morto nel 1311, il quale viene considerato anche il costruttore dei castelli di Favara, Racalmuto e Siculiana. Citato dal Villabianca, Amico, Massa, Fazello, Pirro, Camilliani. Nella cappella si custodisce una antica statua armorea della Madona col bambino che reca lo stemma dei Caro. Passato dai Caro ai Tomasi, principi di Lampedusa, fondatori del paese di Palma, fu anche di Giuseppe, autore del Gattopardo. Di una sua visita degli anni Cinquanta vi sono le foto. Acquistato dal Comune di Palma, è stato restaurato nel 2003 dalla Soprintendenza di Agrigento. La sua storia è legata a quella del paese e del sottostante caricatore. Nel 1553 il pirata Dragut, luogotenete di Solimano, con ottanta sciabecchi, saccheggia e incendia Licata, poi espugnato il castello di Montechiaro ne decapita la statua marmorea della Madonna. La tradizione popolare palmese narra che il pirata non potè portare via il corpo della statua poiché divenuto miracolosamente pesantissimo ed i pirati non poterono salpare finché non rimisero al suo posto la testa della Vergine. La statua in effetti presenta il capo saldato con una lamina di ferro.


 

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