Agrigento Torre di Carlo V

Torre di Carlo V

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Torre di Carlo V

Ubicazione Nel porto di Porto Empedocle, il comune sorto dall'abitato sviluppatosi nel Settecento attorno al Caricatore Regio, detto anche la Marina di Girgenti o Molo di Girgenti. Posizione All'inizio del molo realizzato nel 1763 da re Carlo III di Borbone purtroppo utilizzando come cava di pietre il tempio di Giove Olimpico. Corrispondenze Il torrione non è inserito nelle rete delle corrispondenze in quanto serviva solo alla difesa del porto. Sembra che in epoca camillianea sia stata costruita altra torre nel piano Lanterna, come si evince dalle foto d'epoca che mostrano una torre mozza. Questa poteva meglio corrispondere con le altre torri del sistema. Tipologia costruttiva Forma tronco piramidale tipica dei bastioni edificati nel rinascimento per resistere alle artriglierie. Infatti lo spessore dei muri arriva ai sei metri. Senza cortile interno, ha la scala al centro dei muri interni. Struttura massiccia, poderosa, con ambienti su due piani. base quadrata di canne 13 (mt 26,20) e pari altezza. Si accedeva al primo piano con un ponte levatoio. Terrazza cannoniera rivolta verso il mare. Storia L'edificio sostituisce la turris maritima demaniale sveva che nel 1360 fu concessa da re Federico III d'Aragona a Federico III Chiaramonte col diritto di un grano su ogni salma di generi esportati. Nel 1423 castellano della torre è Berengario Parapertusa. Nel 1453 il barone di Favara è castellano della torre. Nel 1500 vengono decisi lavori di riparazione. Nel 1511 si trova in potere di Gaspare Montaperto. Nel 1539 lettera a Carlo V per riattare la torre. L'ingegnero Ferramolino lavora alla torre. L'attuale fu completata, nello stesso posto della vecchia, nel 1554 dal viceré De Vega, per volere di carlo V, sotto la pressante minaccia dei turchi del Solimano, cioè del suo comandante Dragut che negli anni precedenti aveva messo a ferro e fuoco la costa meridionale della Sicilia saccheggiando gravemente Licata e traendone seicento schiavi. Sulla parete Est campeggia ancora il bello stemma dell'Imperatore Carlo V di Spagna. L'aquila imperiale bicipite, ad ali spiegate e coronata, porta accollato uno stemma composto da molti altri stemmi, come si addice a nobile dicendente di più casate reali: Da ogni lato una coppia di colonne unite da una fascia sotto alle quali sono quelli che sembrano due soli, forse alludenti al fatto che l'imperatore si vantava che nel suo regno non tramontava mai il Sole poiché includeva i possedimenti americani. Nella lapide rettangolare sta scritto CARLO V IMPERATORE SEMPER AUGUSTO HISPANIARUM ET UTRIUSQUE SICILIAE REGE CATHOLICO. IOANNES VEGA PROREX POST MUNITIONEM TOTIUS ORAE MARITIMAE PROPULSATAMQUE TURCORUM CLASSEM HANC QUOQUE TURRIM EREXIT MUNIVITQUE ANNO MDLIV Il testo, mai tradotto in italiano, recita: Carlo V Imperatore sempre augusto, Re Cattolico delle Spagne e delle Due Sicilie. Il viceré Giovanni Vega, dopo aver munito tutte le spiagge marittime e respinta la flotta dei Turchi, anche questa torre eresse e munì l'anno 1554. Al di sotto un altro stemma con effigiato un cane levriero che sostiene con le quattro zampe uno scudo ellittico con ampi svolazzi, al cui centro, su una rupe, sta un castello con tre torri. Il cane addenta un drappo su cui è scritto <>, Preferisco morire piuttosto che disonorarmi. Nell'anno 1570 Stefano Morreale è castellano. Nel 1647 il giurato Giusepe Ugo si rifugia nella torre per scampare agli insorti della città di Girgenti. Nel 1648 viene venduta col caricatore al vescovo Traina. Nel 1731 era armata con 19 cannoni. Dei quali uno ancora esistente in loco ed altri asportati e tenuti in casa da privati. Dopo la costruzione del Molo, nel Settecento, divenne la base di appoggio della difesa della riviera meridionale, perché da allora la costa venne pattugliata da due navi da guerra che partivano da Siracusa e Trapani e vi ritornavano dopo essere arrivate al porto di Girgenti. In conseguenza vi fu un calo delle incursioni barbaresche. Dal 1780 adibita a carcere, Andrea Cammilleri, empedoclino scrisse dei fatti di sangue (25 gennaio 1848, i detenuti vengono uccisi) che vi avvennero prima della resa della guarnigione borbonica. Il compianto dott. Gibilaro ne portò alla luce moltissimi documenti nel suo I Borboni ed il Molo di Girgenti. Un mese prima dello sbarco alleato, nel giugno 1943, il principe Umberto di Savoia tenne nella torre un consiglio di guerra per la difesa del litorale.


 

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